Aggiornamenti (da www.cantiere.org)

LAST UPDATE!!!


- Honduras vive una dittatura peggiore di quella degli anni 80
(News)


- Le elezioni non risolveranno la crisi
(News - Audio)


- Assassinato un dirigente del Fronte contro il Golpe
(News)


- La Verità secondo l'informazione italiana: sventato golpe in Honduras
(News)


- Honduras: e adesso? di Guillermo Almeyra
(Rassegna Stampa)


- Comunicato n° 35 del Frente Nacional Contra el Golpe de Estado
(Comunicati)


- Comunicato del Presidente Costituzionale Zelaya
(Comunicati)


- Tra involuzione della società e risveglio popolare
(News)


- Carlos H. Reyes: "Non possiamo legittimare il golpe e la sua continuità"
(Interviste)


- Secondo colpo di Stato
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- Intervista ai giornalisti dell’Honduras
(Interviste)


- Comunicato n°32 del Frente Nacional Contra el Golpe de Estado
- Comunicato n°31 del Frente Nacional Contra el Golpe de Estado
(Comunicati)


- Zelaya potrebbe tornare al potere
(News)


- Amnesty: ancora un colpo alla libertà di espressione
(Contributi)



- Honduras: I diritti umani calpestati
- Comunicato n°30 del Frente Nacional Contra el Golpe de Estado
(News - Comunicato)


- Un popolo in situazione d’emergenza
(News)


- Intervista a Bertha Caceres del Copinh: "Con o senza Zelaya faremo la Costituente"
(News)


- Vicini a una soluzione o nuova tattica dilatoria?
(News)


- Incontro al CS Cantiere con Betty Matamoros del Frente Nacional contra el Golpe.
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- Iniziative a Torino: Università, Radio, Blackout e CSOA Gabrio
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- Conferenza stampa, intervista radio e dibattito al Cs 28 Maggio
- Show mediatico per legittimare le elezioni
- Il governo golpista non vuole il dialogo
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- L'ora del dialogo, dopo 100 giorni di resistenza
-
Convocazione Incontro Internazionale in Honduras


I golpisti parlano di dialogo, ma aumenta la repressione. Altri spargimenti di sangue (News - Audio - Rassegna)


Il popolo della resistenza deve continuare il suo percorso verso la Costituente
(News - Rassegna)


Condizioni inumane per i prigionieri politici dell’Istituto Nazionale Agrario
(News - Audio - Video - Rassegna)


A tre mesi dal golpe: chiuse Radio Globo e Canal 36, movimenti in presidio permanente
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Precipita la situazione in Honduras
(Rassegna)


Aggiornamenti dalla marcia
(News - Audio - Rassegna)


La resistenza non si ferma e mantiene la sua agenda
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Continua la repressione: assediata l'ambasciata brasiliana, esteso il coprifuco
(News - Audio - Rassegna)


Zelaya rientra a Tegucigalpa. Fortissima repressione, decine di feriti
(News - Audio - Rassegna)



Ore 15.40 (23.40 ita)
- Migliaia di persone si riversano per le strade festanti, nonostante sia stato ordinato subito il coprifuoco.

Ore 13.15 (21.15 ita) - Zelaya è rientrato in Honduras e si è riunito con il suo gabinetto e con i movimenti di lotta contro il golpe. Si trova nell'ambasciata del Brasile, dove la folla sta convergendo. Viene segnalata la presenza di un gruppo di militari dei corpi speciali, che però è stato scavalcato dai manifestanti. Non c'è molta polizia o militari per le strade, un elicottero sorvola la zona con armi di grosso calibro puntate verso terra. Da tutto il paese manifestanti stanno iniziando a raggiungere la capitale.

Il golpista Micheletti nega il fatto, che invece è stato confermato anche dal dipartimento di stato USA.

- Honduras, il presidente legittimo Zelaya è rientrato a Tegucigalpa dopo 80 giorni di esilio forzato (peacereporter)



Guarda le Foto e i video:
http://www.youtube.com/watch?v=DCWWo7cT6ac
http://www.youtube.com/watch?v=cR7Z03fezlc
Fotos de la represión:
http://nicaraguaymasespanol.blogspot.com/2009/09/fotos-brutal-desalojo-del-pueblo-en.html
Fotos de apoyo a Zelaya:
http://nicaraguaymasespanol.blogspot.com/2009/09/fotos-la-gente-protege-su-presidente.html

Da Tegucigalpa: La fiesta e il funeral

In esclusiva per il blog resistehondursita.blogspot.com il racconto di due attivisti italiani in Honduras per seguire il processo elettorale golpista, al fianco dei movimenti sociali honduregni.

- Guarda la Fotogallery

Meno due. Divisi in due. Tegucigalpa è oggi spaccata. La frattura è evidente, nelle strade, tra la gente. Ogni elemento si scontra con il suo opposto. Come una moneta l’honduras è divisa in due parti e lo scontro è tangibile. Non ci sono posizioni intermedie. La mediatas è scomparsa il 28 di giugno. E questa polarizzazione ha raggiunto, in prossimita´delle elezioni, l’apice, o il fondo. Bianco o nero. Micheletti o Zelaya. Golpe o democrazia. Militari armati o resistenza pacifica. Liberismo o socialismo del XXI secolo. Oligarchia o popolo. Fiesta o funeral.

Sono due gli eventi che meglio rappresentano questo clima. Lunedì 23 novembre, presso il campo da baseball adiacente allo Stadio Nacional si è tenuta la fiesta di fine campagna elettorale di Pepe Lobo, candidato alla presidenza per il partido nacional, lo stesso di Micheletti, e probabile vincitore delle elezioni “farsa”. Tutto in grande stile. Grande palco. Manifesti ovunque. Folla eccitata. Ampio dispiego di mezzi di comunicazione e tv nazionali, che stimano le presenze intorno alle 15.000, anche se noi ne stimiamo 3/4.000. Presentazione di tutti i candidati e discorso finale di Pepe Lobo con un interessante e alquanto ironico “Cambio ya! Cambio ya! Cambio ya!” Lancio di gadget sulla folla. Sventolio di bandiere e tormentote musicale ripetuto centinaia di volte: “Falta poco, porque el nuevo presidente seria Pepe Lobo!”. Ripeto, tutto in grande stile. Al suo arrivo il futuro presidente è salutato da una folla festante e questo entusiasmo si mantiene per quasi tutta la manifestazione. Sembra una vera e propria fiesta. Il discorso di Pepe Lobo è alquanto banale e si può così riassumere: “Il muro di Berlino è caduto nel 1989. L’URSS si è sfasciata nel 1991 e la Cina ancora apparentemente comunista ha un sistema economico marcatamente capitalista. Inutile e contraproducente ripercorrere queste strade fallimentari. Il futuro è il liberismo, (ma non il neoliberismo che ha provocato la crisi) con una forte attenzione alla popolazione piu´povera.” E' proprio a questi che rivolge le promesse maggiori in termini economici e di sicurezza. Ya! Ya! Ya! Il discorso è di una banalità impressionante ma è molto logico se si considera che la folla è composta da ragazzi e ragazzi, alcuni neanche maggiorenni. Da bambini e genitori che appartengono alle classi più povere della città. Non ci sono bianchi che lottano per recuperare i gadget a forma di stella lanciati dal palco. Tutto fila perchè la stragrande maggioranza è pagata 30 lempiras per essere lì. Probabilmente questa è la prima e sarà l’unica riforma popolare attuata da Pepe Lobo: 30 lempiras per partecipare alla sua fiesta di chiusura di campagna elettorale.

Ma a Tegucigalpa vige la dicotomia. Un lato della medaglia si scontra obligatoriamente con il suo opposto. Due giorni dopo, il 25 di novembre, presso l’UNAH, l’Università Nazionale dell’Honduras viene celebrato il funerale della democrazia. Gli studenti del collettivo FRU, Fronte de Reforma Universitaria, mettono in scena, simbolicamente una marcia funebre con l’obiettivo di defribillare le coscienze dei loro compagni. La morte, armata di mannaia, è a capo di un corteo di circa mille persone. La manifestazione termina il suo cammino nella piazza centrale dell'UNAH. Rappresentanti del FRU, maestri, professori e delegati dei lavoratori universitari si alternano al microfono per esternare il loro cordoglio e la loro rabbia verso il golpe e le imminenti elezioni. Petardi, razzi e danze honduregne sono la cornice di questa celebrazione dal sapotre dadaista. I golpisti, l’oligarchia e l’esercito sono gli artefici di queso sanguinoso omicidio. Le lobby nordamericane, ma anche quelle italiane (ricordiamo tra tutte l’Astaldi e la Goldlake) sono i mandanti impuniti. Il popolo honduregno la vera vittima. La preghiera ricorrente dei rappresentanti è rivolta proprio ai partecitanti: “No votar! No votar! No votar!”. Il clima, nonostante l’evento funebre è divertito e rumoroso e l’annuncio dell’occupazione dell’universita per il giorno seguente fa esplodere cori e danze. Il rito si avvia al termine e sulla bara che simbolicamente rappresentava la democrazia vengono posti i simboli dei partiti che parteciperanno alle elezioni e che aderiscono, di conseguenza al golpe: Partito Nacionalista, Partito Liberal (quello di Zelaya), Union Democratica, Democratiacristiana e Pinu. All’interno della bara vengono poste piccole cariche espolosive che, una volta accese, la fanno saltare e con lei il pubblico. Con un governo di fatto illegittimo è impossibile pretendere elezioni democratiche. Tutto fila. La morte della democrazia si trasforma, simbolicamente in morte della partitocrazia e di coloro che non hanno fatto nulla per evitare il golpe e la situazione attuale. Un rito garifuna chiude il corteo funebre e apre una danza che coinvolge tutti al grido di "Golpista fuera! Golpista fuera! Golpista fuera!".

La fiesta e il funeral saranno messe in gioco domenica 29 novembre. L’Honduras è un paese fisicamente spaccato, ma non in parti uguale. Queste elezioni farsa sapranno dirci qualcosa in più: fiesta o funeral.

Honduras: e adesso?

Guillermo Almeyra - La Jornada - Domenica 22 novembre 2009

Com’era prevedibile, il coinvolgimento del Dipartimento di Stato e del Pentagono nella preparazione del colpo di stato che ha destituito il presidente honduregno Manuel Zelaya ha portato, logicamente, a guadagnare tempo per arrivare ad una farsa elettorale, organizzata e presieduta dai golpisti allo scopo di perpetuarsi al potere.
Barack Obama ha riconosciuto come unico presidente Zelaya, allo stesso modo l'ONU e l'OEA, ma l'establishment statunitense, i repubblicani e la destra dei democratici, Hillary Clinton ed il suo clan, ed il Pentagono, hanno protetto e salvaguardato i golpisti di Tegucigalpa ed ora riconoscono delle elezioni che sono la continuità ed il culmine del golpe e sperano di legittimarlo.
Se gli Stati Uniti avessero congelato l'invio delle rimesse degli honduregni e tutti i beni dei golpisti, se avessero ritirato tutto il loro sostegno all’Honduras, oltre ad applicargli un embargo come quello che attuano contro Cuba, Micheletti e la sua banda non sarebbero durati nemmeno una settimana.
Ma le richieste di Zelaya a Washington, affinché intervenisse in favore della legalità calpestata, giungevano all'orecchio dei promotori di sempre degli assassini di presidenti latinoamericani e degli organizzatori di colpi di stato e dittature.
In effetti la famosa era Obama è un'invenzione dei mezzi d’informazione, giacché il presidente, considerato avventizio dai poteri di fatto, non può modificare la politica imperialista degli Stati Uniti con la quale ha, oltretutto, solo alcune differenze tattiche. Inoltre: il golpe in Honduras e l'appoggio alle pseudoelezioni organizzate dai golpisti s’inseriscono in una politica che ha portato a creare quattro basi militari a Panama e sette in Colombia, dalle quali poter aggredire qualunque paese del Sudamerica, ed a schierare la Quarta Flotta in acque latinoamericane, oltre a rinforzare il Plan Merida ed il Plan Colombia e a preparare l'hondurizzazione di Nicaragua e Paraguay, così come la persecuzione militare contro il Venezuela.

Quand’anche i golpisti riempissero ora le loro urne con voti inesistenti per tentare d’occultare il boicottaggio e il vasto astensionismo, che il 29 novembre si coalizzeranno per rendere nulle le elezioni, non potranno evitare che il presidente fantoccio ed i parlamentari fasulli così eletti, siano illegali ed illegittimi, non solo per gli honduregni, ma anche per l'ONU, l'OEA e buona parte dell'opinione pubblica internazionale (quella di destra considererà normale il processo elettorale,
mentre migliaia di milioni di persone, tra cui i cinesi, né sanno, né sapranno neppure ciò che avviene in Honduras o dove si trovi questo paese).

Chiusa così la via della mediazione internazionale e dei rimedi istituzionali, rimane solo quella dell’espansione e radicamento della resistenza popolare, cioè, la stessa via seguita in precedenza dai boliviani ed ecuadoriani per abbattere il governo dell'oligarchia e preparare la strada ad un'assemblea costituente, in grado di riorganizzare il paese e garantire i diritti degli indigeni, dei contadini e dei lavoratori in generale. Essendo i partiti tradizionali compromessi col golpismo (o
con le sue elezioni fraudolente), resta soltanto, come in Bolivia, in Ecuador o in Venezuela, l'unificazione dei gruppi della resistenza popolare e dei sindacati contadini ed operai classisti in un movimento-partito, ampio e multiforme, a dirigere la lotta.
La legalità, la restituzione di Zelaya come presidente, sarà senza dubbio bandiera principale del primo momento di lotta, ma la dinamica delle mobilitazioni tenderà a superare i calcoli e le vacillazioni di Zelaya, che guarda con un occhio alle mobilitazioni (mirando a controllarle), e con l'altro ad un settore del Partito Liberale ed al Dipartimento di Stato. Ciò che deciderà il futuro dell’Honduras non sarà Zelaya, bensì quel particolare zelayismo, sempre più audace ed indipendente, di chi s’oppone al “golpe gorilla”.

Costoro, membri del Fronte Nazionale di Resistenza contro il Colpo di Stato, che godono del sostegno degli indigeni e contadini e pianificano già la convocazione di un'assemblea nazionale costituente democratica e popolare, possiedono un grande bagaglio politico. Patirono e resistettero al colpo di stato del 1972 e furono massacrati nel 1980, tra gli altri dal padre di Zelaya. Nel 2000 formarono il Blocco Popolare ed organizzarono la resistenza contadina contro il Trattato di Libero
Commercio; tra essi hanno un grande peso Via Campesina, con un percorso internazionalista e radicale, il Movimento Indigeno e Contadino Mesoamericano (Moicam), il Coordinamento Latinoamericano delle Organizzazioni Agricole (Cloc). Inoltre, a causa del golpe e della siccità, i contadini non hanno potuto seminare ed a causa della crisi non possono emigrare negli Stati Uniti; cosicché per loro l'alternativa è la fame nera o la lotta.

L'appoggio internazionale, soprattutto latinoamericano, a questa battaglia eroica degli honduregni, non servirà pertanto solo a prevenire altri colpi di stato annunciati in altri paesi, ma anche ad abbreviare i tempi per il rafforzamento della resistenza e per aprire una spirale boliviana (mobilitazioni che espellono una dittatura, elezioni libere, costituente, nuove mobilitazioni ed elezioni per riorganizzare il paese).

Da:
http://voselsoberano.com/v1/index.php?option=com_content&view=article&id=2637:honduras-iyora-
que&catid=2:opinion

Tradotto da Adelina Bottero